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Come il mondo arabo ha celebrato una grande avventura italiana

Letteratura

Come il mondo arabo ha celebrato una grande avventura italiana

 Il cavallo arabo, custode di una memoria millenaria, nel libro di Carlo Guarmani ora tradotto in arabo da Mohamed Eltedawy

Come il mondo arabo ha celebrato una grande avventura italiana

Prima di essere un simbolo, il cavallo arabo è stato una voce del deserto. Imruʾ al-Qays, grande poeta preislamico, lo vede lanciarsi e tornare indietro nello stesso respiro, simile a un masso staccatosi dalla montagna e trascinato a valle dalla piena. ʿAntara ibn Shaddād, poeta e guerriero, ne fa il testimone della propria gloria: a chi dubita del suo valore risponde di chiedere ai cavalli. È da questa antica tradizione poetica e culturale che prende forma una storia in cui il cavallo è parte integrante della vita dell’uomo nel deserto. A raccontarcela è la dott.ssa Mila Fantinelli, dottoranda in letteratura araba presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e moderatrice dell’incontro, in dialogo con Mohamed Eltedawy, scrittore e consulente interculturale egiziano, ospite dell’incontro.

Il nuovo anno accademico 2026-2027 dell’Arabic Cultural Institute è cominciato proprio da qui: venerdì 25 settembre 2026, alle 16.00, con la presentazione del libro «El Kamsa - Il cavallo arabo puro sangue», di Carlo Guarmani, tradotto dall’italiano all’arabo da Mohamed Eltedawy. Un’occasione per riscoprire, attraverso le sue pagine, il ritratto di un animale che nella civiltà araba è insieme compagno ed emblema, profondamente legato alla storia e alla cultura del deserto.

È proprio da questo legame, antico e mai interrotto, che prende forma il racconto di Guarmani, viaggiatore e mercante italiano dell’Ottocento, che seppe avvicinarsi al mondo arabo con uno sguardo attento e raccogliere nelle sue pagine l’eco di una relazione millenaria tra l’uomo e il cavallo.

Esperto di cavalli, ma anche esploratore e orientalista, Guarmani arrivò nel Levante nel 1850 e vi trascorse sedici anni, imparando la lingua dei suoi ospiti. Nel 1864 l'imperatore Napoleone III e il re d'Italia Vittorio Emanuele II gli affidarono l'acquisto di stalloni arabi di puro sangue, e per riuscirvi attraversò il deserto sotto le spoglie di Khalil Agha.

Da quegli anni nacque un’opera a metà tra trattato e diario di viaggio. Il titolo rimanda alle cinque famiglie del cavallo arabo, la khamsa beduina; Guarmani vi riconosce il prototipo della specie e sostiene che le razze migliorino solo con stalloni di puro sangue, nati e cresciuti nel deserto d'origine. La seconda edizione, del 1866, aggiunge il racconto del viaggio nel Neged. Per questo El Kamsa - il cavallo arabo puro sangue è oggi un riferimento per la storia dell'ippologia e per l'etnografia del mondo arabo.

Oggi quelle pagine parlano anche arabo. In questa occasione Mohamed Eltedawy ha presentato la propria traduzione dell’opera di Guarmani, e con essa un libro nato dall'incontro diretto con i beduini torna, nella loro lingua, alla terra che lo ha ispirato. Secondo quanto emerso, offre una prospettiva rara, se non unica, su un preciso periodo storico e su un’area per la quale le fonti comparabili scarseggiano.

Così quel primo appuntamento è diventato un omaggio: quello del mondo arabo a un’avventura italiana partita nel deserto e tornata, nella sua lingua, a casa.

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